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La pesca a strascico nell’Alto Adriatico: crisi economica e prospettive


Committente: Fondazione della Pesca
Anno: 2009 - 2010
Settore di attività: Sistemi produttivi, distretti e imprese
Macrocategoria: Studi e ricerche

Lo studio fa il punto sulla situazione produttiva, economica ed occupazionale del comparto del “piccolo strascico costiero nord adriatico”; valuta gli impatti economici e sociali che la fine delle deroghe concesse dall’art. 14 del reg. CE 1967/2006 relativo alle “Misure di gestione per lo sfruttamento sostenibile delle risorse della pesca nel Mediterraneo” produrrà nelle 3 Regioni dell’alto Adriatico (Emilia Romagna, Veneto e Friuli Venezia Giulia), e identifica gli interventi di tipo compensativo volti ad alleviare gli effetti negativi che si determineranno sugli operatori del settore. Lo studio si sviluppa su 3 linee di attività:

  • la prima effettua un inquadramento della struttura produttiva e della situazione economica e occupazionale del settore della pesca a strascico, in Italia e nelle 3 Regioni nord-adriatiche, in termini di: numero imbarcazioni; tonnellaggio; potenza motore; giorni di pesca; catture; lavoratori imbarcati; produzione lorda vendibile, sulla base dei dati MIPAAF-IREPA aggiornati al 2008;
  • la seconda compie una valutazione dell’impatto sociale ed economico prodotto nelle 3 Regioni nord-adriatiche attraverso una stima delle perdite in termini di produzione, fatturato, valore aggiunto e di occupati, tenendo conto degli impatti diretti sugli operatori autorizzati, e degli effetti indiretti ed indotti stimati attraverso il ricorso alle matrici intersettoriali;
  • l’ultima identifica le azioni e gli interventi di carattere compensativo da rivolgere agli operatori del settore per mitigare gli effetti negativi prodotti dalla definitiva entrata in vigore del Regolamento comunitario; vengono proposte sia misure attive per favorire la riconversione e/o l’ammodernamento delle imprese e delle imbarcazioni esistenti, sia misure passive volte a sostenere economicamente gli armatori e i lavoratori che saranno viceversa coinvolti in un piano di arresto definitivo dell’attività.